Italia e meritocrazia: un connubio non facile ma possibile

Lo stato di salute della meritocrazia in Italia è sempre più precario e nonostante alcuni timidi tentativi di apportare un miglioramento, la strada da percorrere è ancora lunga e accidentata soprattutto se ci si confronta con il resto dell’Europa.

Secondo i risultati del Meritometro (febbraio 2015), il primo indicatore quantitativo elaborato dal Forum della Meritocrazia, in collaborazione con una equipe di esperti dell’Università Cattolica, infatti, il nostro Paese ha il livello di meritocrazia più basso tra i dodici paesi europei presi in esame.

Gli ostacoli a un’adeguata valorizzazione del merito In Italia sono numerosi e spaziano dalla scarsa applicazione delle regole alla poca trasparenza passando per i consolidati sistemi clientelari su cui troppo spesso si basano i processi di selezione.

Ma come si può far germogliare anche in Italia la cultura della meritocrazia?

Ecco alcuni spunti concreti per cambiare rotta:

Partire dalla scuola: l’educazione è alla base del cambiamento e pertanto la politica del merito non può che iniziare dai banchi di scuola. E’ solo creando un sistema scolastico che punti all’eccellenza in ogni ordine e grado e che fornisca le adeguate competenze che si può sperare in una vera rinascita meritocratica.

Incentivare le pari opportunità: una società più giusta è il motore per quella mobilità sociale che stenta a decollare nel nostro Paese in cui non a tutti è concesso di accedere alle medesime opportunità ma anzi il sistema si basa ancora su un meccanismo ereditario.

Combattere i favoritismi e le raccomandazioni: il malcostume più radicato in Italia vuole che si ricorra con troppa facilità alla classica “scorciatoia”. Rendere meno indiscriminata questa consuetudine e al contempo valorizzare altri canali è la via giusta.

Introdurre regole più chiare e efficaci: l’Italia è bocciata anche in termini di legalità e questo non fa altro che affossare la già sofferente meritocrazia che necessita, invece, di un’adesione più condivisa e consapevole delle regole.

Non si tratta di azioni semplici ma con un po’ d’impegno e determinazione anche il nostro Paese può affrancarsi dai soliti luoghi comuni e rinascere. 

Italia, mercato del lavoro: risvolti positivi in chiusura 2015

Situazione favorevole per il mercato del lavoro italiano in chiusura 2015. Dal mese di Luglio si assiste ad una costante riduzione del tasso di disoccupazione, che è passato dal 12,0% all’11,3% del mese di novembre (si tratta del livello minimo raggiunto negli ultimi tre anni, [11,2% – novembre 2012] ma comunque sopra la media della zona euro, 10,5%).

Si confermano quindi i segnali positivi da parte del mercato e, all’interno di questo scenario, l’occupazione stabile gioca un ruolo fondamentale: secondo l’Istat, confrontando novembre 2015 con novembre 2014 (quando ancora non era previsto alcun bonus sulle assunzioni), lo scorso anno sono stati registrati 206.000 occupati in più e il 68,4% di questi è rappresentato proprio da contratti permanenti.

LE POSSIBILI DETERMINANTI

Tra i fattori che stanno influendo positivamente sull’occupazione va sicuramente citato il più ridotto ricorso alla cassa integrazione: ora le imprese stanno reinserendo alcuni dei dipendenti in azienda; ma non va di certo sottovalutato l’impatto degli inattivi, in aumento, anche nel mese di ottobre, che ha un risvolto positivo sul calcolo del tasso di disoccupazione (si tratta di quelle persone che non fanno più parte della forza lavoro).

Naturalmente, l’avvicinarsi alla fine dell’anno e quindi alla scadenza del bonus sulle assunzioni a tempo indeterminato ha spinto le imprese a muoversi in tale direzione. Esse infatti hanno potuto e potranno attingere ad un esonero contributivo fino a 8.060 euro l’anno, per la durata di ben tre anni; di certo si tratta di un ottimo incentivo!

FUTURE TRENDS

E per il 2016? La legge di stabilità si fa portavoce di un sentimento di fiducia da parte del governo nei confronti dei bonus sulle assunzioni, infatti, anche se un po’ meno generosi, quest’anno saranno nuovamente previsti degli incentivi in risposta all’incremento dell’occupazione stabile: l’esonero contributivo prevede un tetto massimo di 3.250 euro annui (riduzione del 60% circa), per la durata di due anni.

Le professioni più ricercate del 2016 (2)

La settimana scorsa abbiamo presentato le prime cinque delle dieci professioni più ricercate del 2016 , seguono le altre 5 relative ai settori: Pubblico & Sociale, Minerario&Estrattivo, Manifatturiero, Trasporti, Agricoltura.

Pubblico & Sociale: Advocacy Officer

Nel settore No-Profit in particolare, il ruolo dell’Advocacy Officer, una figura specializzata in attività di comunicazione e patrocinato, è sempre più ricercato. La risorsa, in possesso di un titolo di studio inerente all’area di Advocacy di riferimento, si occupa nello specifico di monitorare le tematiche d’oggetto delle attività di Advocacy, stesura dei documenti di policy, ideazione di strategia per il conseguimento di obiettivi prefissati e di sviluppare e rafforzare le attività di networking funzionali al successo delle principali attività. Doti Relazionali, Competenza in Materia, Dinamismo e Proattività completano il profilo dell’Advocacy Officer ideale.

Minerario & Estrattivo: Project Procurement Manager

Laurea in Ingegneria o MBA con focus sul lato Operation, il Project Procurement Manager si occupa della pianificazione, organizzazione e gestione dei processi di procurement di vari progetti nell’ambito dell’estrazione di risorse minerarie.

Il PPM collabora strettamente con i vari project manager e direttori operativi, ha fortissime competenze in materia, indispensabile background tecnico supportato da anni di attività nel settore, forte spirito di negoziazione e spiccate doti analitiche oltre che di resource management.

Manifatturiera: Export Manager

Il compito dell’Export Manager, è quello di sviluppare il mercato estero dell’azienda per la quale lavora. Si occupa di selezionare i nuovi potenziali mercati ed elaborare le strategie più efficaci per l’ingresso e il consolidamento della presenza aziendale nei mercati di interesse. Le conoscenze richieste per questo ruolo sono molteplici e trasversali. Il titolo di studio preferito è in ambito economico, di diritto internazionale o ingegneria, occorrono ottime conoscenze in ambito marketing, procedure bancarie-assicurative, logistiche e una perfetta padronanza dei meccanismi tecnici di esportazione. Fondamentale la conoscenza di 2 o più lingue, disponibilità a viaggiare e doti di negoziazione al di sopra della media.

Agricoltura, Caccia, Selvicultura e Pesca: Tecnico Commerciale Agronomo

Laurea o Diploma in Scienze Agrarie o affini, il Tecnico Commerciale Agronomo affianca realtà agricole nella scelta, negoziazione e acquisto di prodotti inerenti l’agricoltura professionale. La capacità di trasformazione dell’esigenze del cliente in scelte di acquisto e strategia, sono le competenze indispensabili della figura, completano il profilo un’ottima conoscenza del territorio e una forte propensione alla costruzione di relazioni professionali durature.

Trasporti: Autista

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